L'approdo di Enea

Così viene chiamata l'insenatura dwi Porto Badisco, perchè qui, secondo Virgilio, si vuole che sbarcasse l'eroe omerico in fuga da Troia alla ricerca di una nuova patria. Ma non fu il primo. La natura carsica attrasse qui quattro millenni fa i popoli primitivi, che lasciarono una testimonianza scritta della loro presenza. Il nome di Porto Badisco è infatti legato indissolubilmente alla scoperta, avvenuta nel 1970 della Grotta dei Cervi, così chiamata per le scene di caccia che ricoprono questo complesso ipogeo. Migliaia di iscrizioni, dipinti di mani, di cacciatori, di soli e pettini decorano, con una vivacità che ancora oggi stupisce, un anfratto lungo tre chilometri diviso in tre tronconi. Forse le grotte furono formate da un ramo del fiume, ora scomparso. Milioni di anni fa, lo scorrere delle acque erose la roccia. Qui, circa quattromila anni fa, una comunità trovò rifugio e si stabilì, ad osservare la quantità di disegni lasciati, per parecchio tempo. Scene di caccia, impronte personali e simboli che interessano archeologi e paleontologi di tutto il mondo sono rimaste a testimonianza della loro presenza. La scoperta di questi graffiti riveste per gli studiosi un fenomeno di rilevanza eccezionale: non solo per quanto riguarda il contesto cronologico in cui sono stati realizzati, e quindi circa la datazione della presenza umana nel luogo, ma anche per gli aspetti artistici che queste pitture rivelano. Il tempo non le ha scalfite e i loro colori vivaci evocano le luci degli albori dell'uomo.